Frequently Asked Questions

FAQs

Come nasce questo lavoro?

A questo punto vorrei raccontare la mia esperienza. Ho sofferto personalmente per una vita di disturbi alimentari che mi hanno debilitato tanto la qualità di vita. Ho cercato aiuto, a volte dalla farmacoterapia, a volte dalla psicoterapia, a volte con percorsi di mindfulness e vari corsi che mi sono stati tutti di grande aiuto, fino al master che ho fatto negli studi sulle dipendenze. Nasco da farmacologa specializzata in farmacovigilanza, ho partecipato a varie ricerche e percorsi professionali che mi hanno avvicinata nel 2012 al mondo della tossicologia dove ho partecipato all’International Program in Addiction Studies.

Questo mi ha dato la possibilità di conoscere i diversi aspetti della dipendenza collaborando con le 3 tre università più importanti del mondo nell’ambito delle dipendenze: VCU, King's College, Adelaide. Ho conciliato con qualche difficoltà la mia attività professionale con quella famigliare perché sono madre di tre bambini.

Ho partecipato ai corsi avendo compagni di classe di tutto il mondo; ricordo come eravamo soliti condividere le diverse culture e usanze dei nostri paesi... e questo ci ha dato una comprensione internazionale della dipendenza e di come è correlata agli aspetti culturali e sociali. Soprattutto mi ha aiutato ad affrontare il mio comportamento nei confronti del cibo ... più imparavo sullo sviluppo della dipendenza e dei sintomi, più mi vedevo come una drogata, una drogata di cibo! conoscendo la via del ritorno per invertirla, sono stata in grado di aiutare me stessa semplicemente conoscendo la mia malattia e avendo ora le abilità per sostituire le cattive abitudini con quelle buone e per tornare consapevolmente a decidere da sola in base a ciò che giudico razionalmente come buono o cattivo.

Quindi, subito dopo la laurea, ho fondato SanaFirenze, un'idea innovativa nel campo delle dipendenze, formato da un gruppo multidisciplinare di professionisti: tossicologo, psichiatra, psicologo, nutrizionista, pediatra e farmacologo. Il mio focus clinico è principalmente sulla dipendenza dal cibo dove sto cercando di fornire ai miei pazienti tutto quello che avrei voluto trovare io quando ero una dipendente dal cibo”!

Come si svolge il percorso?

La mia proposta metodologica approccia la dipendenza dal cibo basandosi su tre elementi fondamentali che andrò a descrivere brevemente.

1 - Formare il paziente sulla sua dipendenza (fornendo informazioni obiettive e scientifiche. Come accennato prima il problema maggiore della dipendenza, e ancora di più nel caso di dipendenza dal cibo, è la mancanza di consapevolezza. Quindi è molto utile formare le persone e renderle esperte in materia del proprio problema. Dare tutte le informazioni scientifiche obiettive per aiutare a capire il ‘perché’ e cosa c’è dietro ad un determinato comportamento. Questo oltre a chiarire le idee alla persona dipendente, è molto rassicurante e offre una via d’uscita da tutti i sensi di colpa che provengono dai vari concetti sbagliati intorno alla dipendenza. Il soggetto che ha dipendenza deve spesso affrontare un ambiente familiare pieno di rabbia e rancore in quanto è sempre giudicato come il responsabile della tanta sofferenza che si è creata intorno! Questo non accade con altre malattie croniche. È fondamentale educare la famiglia e la società sulla realtà della dipendenza. Questo per creare meno tensione, meno senso di colpa e più consapevolezza, comprensione e supporto! Anche le persone obese hanno più difficoltà a trovare lavoro o a nel trovare le giuste taglie per i vestiti. Ricevono di continuo lezioni e consigli su come migliorare il loro aspetto fisico e la loro salute e vengono spesso colpevolizzate purtroppo anche da figure professionali nell’ambito della salute.


2 - Fornire al paziente gli strumenti, cioè il ‘know-how’.

Il percorso inizia con il primo colloquio basato soprattutto su ascolto e fiducia! Identifichiamo la ‘droga’ che può essere un tipo di alimento oppure un comportamento. I cibi che creano più dipendenza sono di solito quelli ricchi di zuccheri, sale, grassi e/o un mix di alimenti ipercalorici. I comportamenti inappropriati più frequenti invece possono essere quelli di spilluzzicare, mangiare per noia/solitudine/stress/stanchezza/melanconia o per altre emozioni, abbuffarsi la sera o la notte, fare spuntini, sgranocchiare e mangiare in una maniera molto irregolare, abbuffarsi poi compensare con il vomito/sport eccessivo/dormire, saltare i pasti o limitare il cibo, ecc. Quando abbiamo identificato la nostra droga, procediamo compilando delle schede costruite in base alle linee guida internazionali e con l’input degli altri professionisti: tossicologo, psichiatra, psicologo, nutrizionista e farmacologo, ai quali si aggiunge per i bambini il pediatra. Dopo il primo colloquio si elabora separatamente una valutazione con l’anamnesi, le condizioni fisiche e psicologiche e i risultati del primo colloquio per formulare il programma personalizzato in base alle esigenze di ogni singolo paziente. Di solito si chiede ai pazienti a questo punto di preparare i loro obiettivi da raggiungere e iniziare a prendere l’abitudine di scrivere un diario sulla loro alimentazione, quantità di acqua bevuta, movimento e/o attività fisica, ore di sonno e/o umore, ecc. Cosi si arriva al secondo colloquio dedicato alla discussione del programma e delle schede compilate, frequenza degli incontri da programmare per raggiungere gli obiettivi e eventuale suggerimento delle altre figure professionali che potrebbero essere utili. Il programma di solito prevede l’identificazione delle alternative alla droga per diminuire gli effetti negativi dell’astinenza, causa maggiore delle ricadute. Le alternative a volte possono semplicemente essere un passaggio intermedio tra dipendenza e completa liberazione. Un altro strumento importante è quello dell’analisi del craving ovvero il desiderio spasmodico per la droga e quindi capire come/quando/quanto spesso accade. Da qui si inizia ad identificare i fattori protettivi ossia i fattori identificati durante i giorni/periodo di successo e quelli di rischio, cioè i fattori identificati durante le ricadute. Il bello di questo lavoro è che coinvolge attivamente subito i pazienti e fin dall’inizio risulta sollevante, rassicurante divertente e intelligente anche se non mancano a volte anche tante lacrime! Loro scelgono insieme a me e in base ai loro obiettivi gli outcome parameters ossia i parametri con cui valutare l’andamento del lavoro svolto che non debba essere solo il peso e la bilancia ma tanti altri parametri legati alla qualità di vita come il benessere emotivo, il poter camminare/correre e includere regolarmente il movimento/attività fisica nella quotidianità, spendere meno tempo nel pensare al cibo, avere meno sensi di colpa, aver più energia/produttività, accettare più se stessi, aggiungere compartimenti nuovi e positivi alla loro vita, ecc. E da lì specifichiamo il ‘punto zero/ inizio detox’, cioè la data di inizio del percorso!


3 - Prevenire le ricadute.

Questa forse la parte più fondamentale del percorso, anche perché le persone che si rivolgono a me avranno fatto una vita di diete seguite con delle ricadute! Le ricadute sono probabilmente la cosa più aspettata nell’ambito di cura di qualsiasi comportamento inappropriato anche perché fanno parte della natura della dipendenza stessa! Quindi curare la dipendenza vuol dire anche ben preparare le persone alle ricadute, cioè il ritorno alle vecchie abitudini, e come rialzarsi!!

Di solito le ultime sedute di questo percorso sono più mirate alla prevenzione delle ricadute cosi come anche le visite di controllo fissate a distanza di 3 e 6 mesi dopo il compimento del programma. Tutto questo viene consigliato dall’inizio nella discussione del programma personalizzato specificando che questi follow-up servono soprattutto per prevenire e/o curare una possibile ricaduta, molto frequente nel caso della dipendenza. 

In ogni caso rimane un fattore chiave per il successo con i pazienti, prevenzione delle ricadute inclusa, il coinvolgerli completamente e renderli complici dall’inizio aumentando la loro consapevolezza, formandoli per diventare padroni e esperti del loro caso, provvedendo/discutendo alternative per diminuire gli effetti negativi ossia sintomi di astinenza altamente prevedibili in queste circostanze e che potrebbero portare a una veloce ricaduta/ mancanza di disciplina, (perseveranza/ consistenza).

 In conclusione, ci tengo a specificare che non sono una terapeuta e di conseguenza non offro una terapia, anche perché non sono né medico né psicologo. Sono piuttosto una figura clinica che opera in questo caso su un livello ‘one-to-one’ con i pazienti, in un contesto di team multidisciplinare/ multiprofessionale. Come farmacologo riesco a comprendere dove l’uso di alcuni farmaci possa incidere sul comportamento alimentare (es. antidepressivi e vari antipsicotici altamente prescritti nei disturbi alimentari). Avendo poi dal punto di vista caratteriale pazienza e attenzione all’ascolto, mi impegno per far capire alle persone che iniziano questo percorso la differenza fra pensieri passivi ‘addiction thoughts’ e riflessioni fatte invece con cognizione attiva. Ma, oltre ai miei 14 anni di studio e ai tanti di lavoro, credo sia il mio punto di forza la mia esperienza personale con questa malattia, insieme al fatto di essere mamma di tre figli e alla grandissima volontà di avere una vita sana e serena.


Quali sono i costi del percorso?

  • Sedute tutoring / controllo, durata della visita di 50 min- costo Euro 70,00.
  • Prime 2 interviste durata 1h ciascuna più programma personalizzato Euro 250,00.

Come posso fare per i pagamenti online?

Si può effettuare tramite bonifico bancario o se preferisce è possibile anche pagare direttamente con carta di credito avendo il pos abilitato anche per pagamenti online.


Il percorso prevede la prescrizione dei farmaci?

NO! Anche perché tutt’ora non esiste una farmacoterapia per la dipendenza dal cibo per quanto l’importanza della consapevolezza che ci sia in primis! Chi riconosce che il cibo quando viene usato in una maniera inappropriata oppure nella restrizione non è per fame né per affamarsi ma piuttosto come strumento per tamponare varie emozioni negative ha già fatto metà strada verso la cura!!! Rimane da identificare gli strumenti per sostituire le vecchie abitudini con delle alternative più sane e imparare come rialzarsi dopo ogni ricaduta.

La dottoressa può prescrivere diete?

Non prescrivo diete anche perché le persone che si rivolgono a me avranno fatto una vita di diete seguite con delle ricadute! A volte basta correggere le abitudini inappropriate direi ‘sballate’ per far rientrare il peso nella normalità. Altrimenti dopo aver corretto il comportamento, si introduce insieme una dieta e il mio accompagnamento sarebbe più che altro per prevenire le ricadute e/o imparare come rialzarsi dopo ogni ricaduta!

Il percorso prevede una psicoterapia?

Prima di iniziare questo lavoro ho dedicato un anno intero per sviluppare le schede che uso nella prima intervista! Queste schede sono state costruite in base alle linee guida internazionali e con input degli altri professionisti: tossicologo, psichiatra, psicologo, nutrizionista e farmacologo, ai quali si aggiunge per i bambini il pediatra. Quindi laddove risulta una dipendenza dovuta ad una patologia di natura psicologica, viene raccomandato nel programma personalizzato lo psicologo/psichiatra come altra figura professionale per contribuire a questo percorso. 

Nasco da farmacologa specializzata in farmacovigilanza, ho partecipato a varie ricerche e percorsi professionali che mi hanno avvicinata nel 2012 al mondo della tossicologia dove ho partecipato all’International Program in Addiction Studies. Questo mi ha dato la possibilità di conoscere i diversi aspetti della dipendenza collaborando con le 3 tre università più importanti del mondo nell’ambito delle dipendenze: VCU, King's College, Adelaide. Sono piuttosto una figura clinica che opera in questo caso su un livello ‘one-to-one’ con i pazienti, in un contesto di team multidisciplinare/ multiprofessionale. Come farmacologo riesco a comprendere dove l’uso di alcuni farmaci possa incidere sul comportamento alimentare (es. antidepressivi e vari antipsicotici altamente prescritti nei disturbi alimentari).

Abito lontano da Firenze e non posso venire in studio, si può fare a distanza?

Questo percorso è stato creato per essere effettuato anche completamente online. Questo vuol dire video o audio chiamate tramite WhatsApp (privacy e sicurezza guarantite nell’integrazione di crittografia end-to-end) o volendo usando altre applicazioni come: Skype, Zoom, Google meet, ecc. L’importante che tu sia a tuo agio e senza dover aggiungere ulteriore stress alla tua vita!

Un piccolo accenno della biografia della Dr.ssa Barada

La Dr.ssa Sana Barada è farmacista clinico dall’università Americana con dottorato in farmacologia applicata e farmacovigilanza. Nel 2012, ha frequentato il Programma Internazionale sugli Studi delle Dipendenze, IPAS, master partecipato dalla Virginia CommonwealthUniversity, dal King's College London, dalla University of Adelaide, e raccomandato dalla NIDA, l'istituto Nazionale Americano sull'Abuso dellaDroga. Nel corso degli anni ha ideato e sviluppato in modo autonomo una serie di iniziative e progetti particolarmente significativi, presentati anche all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), con gli Nazioni Uniti, la Cooperazione Italiana in Libano e vari ONGs, operando tanto in Italia, quanto in Medio Oriente. Dal Centro Regionale di Farmacovigilanza della Toscana, al progetto originale dedicato alla “Farmacovigilanza nei Paesi del Medio Oriente”, all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e il progetto pilota di farmacovigilanza nella popolazione pediatrica. È’ allieva di Edward Napke, ai cui studi in fatto di farmacovigilanza, la comunità scientifica internazionale fa da sempre quotidiano riferimento. Nel 2015, ha fondato SanaFirenze, un'idea innovativa nel campo delle dipendenze, formato da un gruppo multidisciplinare di professionisti: tossicologo, psichiatra, psicologo, nutrizionista, pediatra e farmacologo. Il suo focus clinico è principalmente sulla dipendenza dal cibo dove sta cercando di fornire ai suoi pazienti tutto quello che avrebbe voluto trovare lei quando era una dipendente dal cibo”! Oltre ai suoi 14 anni di studio e ai tanti di lavoro, la Dr.ssa Barada crede sia il suo punto di forza la sua esperienza personale con questa malattia, insieme al fatto di essere mamma di tre figli e alla grandissima volontà di avere una vita sana e serena.

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